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Le reazioni al trauma psicologico
Le conoscenze attuali sul trauma nascono dalla confluenza delle ricerche condotte dalle neuroscienze (sulle alterazioni neurologiche e biochimiche che derivano dall’esposizione a stress prolungati) nonché dagli studi psichiatrici e psicoanalitici, di area nordamericana ed inglese, sugli effetti psicologici della violenza di guerra, sessuale e domestica. Per diversi decenni, le ricerche hanno riguardato gli adulti e solo successivamente sono state estese ai bambini a causa delle resistenze della collettività e della comunità scientifica a riconoscere le gravi conseguenze che il trauma psicologico può produrre su soggetti in età evolutiva ed adolescenziale.

Che cosa si intende per trauma? La definizione di trauma è stata progressivamente ampliata a partire dal 1980, anno in cui il 'Disturbo post-traumatico da stress' è stato inserito come nuova categoria diagnostica nell’elenco dei disturbi mentali (DSM III). Attualmente si ritiene traumatica ogni condizione oggettiva o soggettiva che minacci o ferisca l’integrità fisica o psichica di un singolo o di un gruppo di persone e che, in genere, richiede uno sforzo inabituale per essere superato (APA, DSM-IV). Traumatici non sono dunque solo eventi eccezionali, violenti e lesivi (come catastrofi naturali, incidenti, violenze, ecc.) ma anche situazioni più quotidiane e meno intense in cui la persona sperimenti un profondo senso di impotenza, di pericolo fisico e/o e di improvvisa discontinuità con quanto le è familiare.

La normale risposta psicofisiologica, ad una situazione di grave pericolo, è un sistema complesso ed integrato di reazioni che interessano il corpo e la mente e che servono a facilitare la sopravvivenza. Nel loro insieme, esse prendono il nome di reazione traumatica acuta e sono la risposta immediata scatenata dalla percezione di una minaccia. I cambiamenti adattivi, che intervengono, riguardano sia lo stato di allerta fisiologico (il respiro ed il battito cardiaco accelerano, i muscoli si tendono, la pressione sale, le secrezioni ormonali si modificano…) che l’attenzione, la percezione e l’emozione che preparano il soggetto ad una delle tre possibili reazioni: attacco, fuga o congelamento. A livello emotivo, il soggetto può avvertire un senso intenso di irritazione e di collera (desiderio di reagire), di paura e di preoccupazione (desiderio di fuggire dal pericolo) o di terrore talmente forte da provocare un’immobilizzazione temporanea (congelamento).

La reazione post-traumatica si verifica quando, per qualche motivo, il soggetto è impossibilitato a reagire al pericolo ed il suo sistema di autodifesa rimane attivato ma sopraffatto. Nel soggetto traumatizzato ogni aspetto della risposta psicofisiologica al pericolo tende a persistere, anche se ormai la minaccia reale è cessata. Gli eventi traumatici possono infatti causare cambiamenti profondi e durevoli: negli stati di eccitazione fisiologica, nelle emozioni, nei pensieri, nella memoria e soprattutto possono dissociare, separare, queste funzioni normalmente integrate fra di loro. Per esempio, una persona traumatizzata può sentire un’intensa emozione senza che sia riferita ad una situazione specifica o a un ricordo nitido oppure può trovarsi in uno stato costante di vigilanza ed irritabilità senza un apparente motivo. Se queste alterazioni psicofisiologiche persistono per un periodo superiore ad un mese dando luogo ad una sintomatologia caratterizzata da disturbi intrusivi, di evitamento e di iperallerta che provocano, nel loro insieme, un disagio clinicamente significativo o una menomazione del funzionamento sociale, scolastico/lavorativo o di altre aree importanti, si configura un disturbo post-traumatico da stress (DPTS) per il quale è utile rivolgersi ad uno specialista.
 
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